Chissà perché, ma il 25 aprile scatena la mia voglia di bloggare. In forte ritardo inforco la bici e cerco di raggiungere la zona industriale per assistere come lo scorso anno alla deposizione delle corone alla ex-Lancia e in via Siemens, dove lavoro. Nonostante l’impegno arrivo tardi, vedo il sindaco, la Gnecchi e altri salire in macchina. Mi colpisce la presenza di una persona in abiti tradizionali sudtirolesi. Immagino che sia Franz Thaler, ma non ne sono sicuro. Una serie di pulmini militari parte alla volta di Via Resia dove al muro del vecchio Lager avrà luogo la manifestazione conclusiva della giornata. Decido di andare comunque in via Siemens presso la targa che ricorda la morte di un partigiano avvenuta il 3 maggio 1945. La targa sarà a circa 100 metri dal mio ufficio. Con ogni probabilità nessuno dei colleghi sa che esiste e anch’io me ne ricordo una volta all’anno. Triste? Non ho risposta. Riparto in bici e raggiungo via Resia. Qui vedo praticamente solo divise militari (esercito, carabinieri, vigili urbani). Mi guarda in giro. Vedo la Gnecchi, qualche altro esponente del centro sinistra. Arrivano alcune persone dell’ANPI. Poche mi sembra. Un commosso saluto tra Lionello Bertoldi e un altro anziano con il foulard dell’ANPI riscalda un ambiente troppo istituzionale e freddo. Intravedo Donatella Trevisan dei Radicali italiani. Il mio pensiero corre a Umberto, che come per incanto si materializza a pochi metri da me con un cartello che ricorda la Brigata Ebraica e il suo contributo alla liberazione dell’Italia.
Confesso la mia ignoranza e il volantino che Umberto mi porge mi aiuta a riempire questo buco. Caspita che tirato Pietro Calò dell’Azienda Energetica! Con ampio anticipo sul programma viene deposta la corona. Solo l’ordine “Onore ai caduti” fa intuire ai presenti che sta succedendo qualcosa. Mi aspetto 2 parole di discorso, ma con mia grande sorpresa nessuno prende la parola. A questo punto si scatenano i giornalisti che intervistano il sindaco e altri esponenti politici. Sento puzza di retorica e mi metto a chiacchierare con Umberto. Improvvisamente e fuori tempo massimo vedo garrire al vento 2 bandiere dei Comunisti Italiani, una delle quali fieramente portata da Carlo Carlini. Nel complesso le persone civili presenti alla commemorazione sono molto poche. Nei pressi deve essere presente un campo di calcio dato che molte persone che affluiscono in realtà proseguono armate di borsoni districandosi tra le uniformi militari e i pochi presenti. Del centro destra non ho visto nessuno, ma forse mi sbaglio e Concetta Failla puntualmente mi smentirà.
Di questo 25 aprile ho scolpito nella mente un gigantesco “Mah!”. La mia sensazione è che ormai sia una festa obbligata soprattutto per alcune forze politiche, ma poco sentita dalla popolazione. Eppure la nostra società e la nostra cultura si fondano anche su quanto accaduto in quella data.

La presenza della Brigata Ebraica è la vera novità di quest’anno. Anche a Roma, per la prima volta, i partigiani della Brigata partita da Israele e dall’Europa per liberare l’Italia hanno sfilato insieme al corteo, a fianco dell’ANPI. Qualche bandiera di partito (c’erano i soliti rifo e comunisti), limitata presenza dei politici (peraltro il tirato Calò ha rilasciato dichiarazioni che lasciano presagire nulla di buono sul risultato del futuro PD), l’assenza di un discorso (il Sindaco dichiara che si trova tutto sui libri). I tempi: con Iellici ci siamo congedati alle 12.00, eravamo rimasti in tre (con umberto) davanti ad un muro ormai deserto. Partiti in anticipo in Comune, le autorità hanno accellerato in corsa. Davvero nulla da dire? Sarebbe bastata una bella testimonianza, una poesia, qualsiasi gesto d’amore per la libertà ma nel giro del cerimoniere, è di tutta evidenza che non si conosceva nessuno che sapesse leggere e scrivere.
Lasciato da Claudio Degasperi il Aprile 25th, 2007